Associazione Culturale Aristocrazia Europea

mercoledì 11 settembre 2013

Il saluto di Mario Borghezio al Walsertreffen 2013



 
Cari amici Walser,  
impossibilitato a presenziare personalmente alla vostra manifestazione, desidero far giungere a tutti voi ed alle vostre famiglie il saluto più affettuoso nel nome dei comuni ideali di fratellanza dei popoli. La difesa delle lingue e delle culture "minoritarie" è, per me, ritenuto un impegno fondamentale della "mission" che siamo tenuti a svolgere qui al Parlamento europeo. Da Piemontese, inoltre, mi attiverò sempre per sostenere ed appoggiare ogni e qualsiasi iniziativa in difesa di una cultura ancestrale come quella dei Walser, vera gemma incastonata nelle nostre straordinarie Alpi. 
W l'Europa dei popoli,
On. Mario Borghezio
(Strasburgo, 11 settembre 2013)

lunedì 9 settembre 2013

Il Fronte Europeo della Tradizione a Parigi

Il Fronte Europeo della Tradizione a Parigi.
Nell'ambito della costruzione di una vera Europa, dei popoli e delle nazioni, in altenativa a quella di oggi dei burocrati e dei banchieri, il presidente del comitato Destra per Milano, Roberto Jonghi Lavarini, si è recato a Parigi dove ha avuto una serie di importanti incontri con esponenti del "Fronte della Tradizione".
Prima tappa è stata l'Abbazia medievale di San Denis, dove, insieme ad alcuni dirigenti monarchici legittimisti e rappresentanti della aristocrazia reazionaria, il "barone nero" (Walser Freiherr von Urnavas, Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e Guardia d'Onore al Reale Pantheon) ha ricordato tutte le vittime della "rivoluzione francese" e gli eroi della "armata cattolica e reale di Vandea", rendendo simbolicamente omaggio al "Cuoricino del Delfino di Francia" ed alle reali tombe dei suoi genitori, Luigi XVI e Maria Antonietta, barbaramente uccisi dalla furia giacobina. 
Seconda tappa del Presidente del Comitato Destra per Milano è stata la visita, nel centro di Parigi, insieme a rappresentanti dell'Action Francaise e della fondazione intitolata al Maresciallo Petain, alla statua dorata di Santa Giovanna d'Arco (simbolo di tutta la destra nazionalista francese).
Terzo appuntamento una una Santa Messa Tradizionale in latino, presso la chiesa di San Nicola du Chardonet, gestita dalla benemerita Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata da S.E. Monsignor Marcel Lefebvre.
Infine vi è stato l'abbraccio con i "Fratelli Cristiani" libanesi maroniti (sostenitori del Generale Michel Aoun) e siriani antiochiei (fedeli al regime laico e nazional-socialista di Bashar El Assad) e con i rappresentanti francesi e spagnoli del Fronte Europeo per la Siria.
Tutte queste diverse anime della "destra profonda", radicale ed identitaria francese, hanno un solo e sicuro riferimento politico: il Front National di Jean Marie e Marine Le Pen. Ed è proprio con i massimi vertici del Fronte Nazionale che Jonghi ha avuto un proficuo colloquio riservato, anche in vista delle prossime elezioni europee del 2014.
Prossimo appuntamento metapolitico sarà un convegno su "Immigrazione, Identità e Cittadinanza" che si terrà a Milano, i primi di ottobre, sotto l'egida della Fondazione Europa dei Popoli, presieduta dall'eurodeputato Mario Borghezio.
 



Festa della Madonna del Boden - 2013

 
Tradizionale Festa della
Madonna del Boden
Ornavasso - Urnafasch
Edizione 2013





domenica 11 agosto 2013

Il fiero popolo Walser

 
 
 

 
 
Il termine Walser, contrazione di Walliser (vallesano), appare, per la prima volta, in documento ufficiale, in latino, del 1319, a Galtur (in Tirolo) dove si parla di “Homines dicti Walser” per indicare una comunità autonoma di famiglie dedite alla pastorizia ed alla lavorazione del legno. Precedentemente, i Walser vengono semplicemente indicati come alemanni, teutonici, Titch o Ticci, ovvero tedeschi. Secondo la leggenda, i Walser sono originari di una ricchissima valle verde, ricca di pascoli e di selvaggina, nascosta nel cuore delle Alpi e raggiungibile solo attraverso ripidissimi sentieri e misteriose gallerie segrete. Una specie di Agarthi germanica, simbolicamente simile ad altri miti nordici come quello della misteriosa Isola di Thule. Una valle perduta (“da Verlorne Thal”) poi ricoperta dai ghiacciai e resa inaccessibile, se non a pochi eletti, vecchie guide alpine walser, dotate di poteri magici, ovvero di uno speciale rapporto con le forze della natura, come quella di parlare con gli animali della montagna e di riuscire a comunicare con l’invisibile popolo dei folletti e delle fate.  Per secoli, in effetti, i Walser furono l’unico popolo europeo a vivere in alta quota, in luoghi, naturalmente freddi ed inospitali, che si credevano popolati solo da creature fantastiche come draghi, nani (come i famosi Twergi), orchi, streghe e gli orribili Tschaggata (specie di Yeti europeo). Luoghi isolati ed inabitati che hanno permesso ai Walser di mantenere la propria lingua (un antico dialetto tedesco, misto ad idiomi alpini) e le proprie caratteristiche etniche, culturali, linguistiche ed architettoniche, intatte per secoli. Storicamente, è provata la presenza di questa autonoma popolazione alemanna, con le sue specifiche caratteristiche antropologiche, nell’800 d.C. nella Svizzera Vallese, nella Valle del Rodano e nell’Altopiano di Goms. Dal 1200 al 1400, si ha una vera e propria colonizzazione delle Alpi (dalla Savoia al Tirolo), sia per spontanea iniziative economica, dettata dai cambiamenti climatici, che per emigrazioni concordate con i vari feudatari dell’arco alpino che ai Walser concedevano in affitto le loro terre inutilizzate, in cambio di tributi (che mai avrebbero potuto ottenere diversamente) e sostegno militare (i Walser erano noti guerrieri, forti e robusti, bravi ad usare le asce, sia per tagliare alberi che teste). Ai coloni teutonici Walser, oltre l’utilizzo delle terre di montagna, come pascoli e vigne, boschi da legna e miniere, veniva garantita una assoluta autonomia rispetto alla comunità autoctona. “Se essi pagano i loro interessi, sono liberi e non hanno da rendere conto di niente a nessuno” (recita un documento ufficiale del Signore di Davos del 1289). Infatti, i Walser non furono mai assoggettati ad alcuna signoria, tantomeno furono servi della gleba, ma tribù autonome (sippe) che si autogestivano e governavano, secondo le antiche tradizioni barbare germaniche, con un sistema aristocratico monarchico, attraverso la riunione dei capifamiglia che, a sua volta, eleggeva un capo a vita che, comunque, poteva sempre essere rimosso e sostituito, dalla stessa assemblea, per incapacità o indegnità. A questo Freiherr (libero signore, sia per traduzione letterale che per tradizione germanica) era attribuito il compito di governare la comunità (come un buon padre la propria famiglia), di gestire i rapporti con le autorità locali e con le altre colonie walser, e di  amministrare la giustizia (tranne per i casi più gravi o che prevedevano la pena di morte che, teoricamente, dovevano essere esaminati insieme ai giudici del posto). Saltando dal medioevo ai tempi nostri, secondo le statistiche regionali, elaborate a tutela delle minoranze etnico-linguistiche, i Walser italiani sono circa diecimila, divisi in tredici comuni a ridosso del Monte Rosa, fra il Piemonte e la Valle d’Aosta, ma, oramai, sono solo meno di duecento coloro che parlano ancora l’antico dialetto germanico, praticamente solo a Gressoney, Alagna (Im Land) e Macugnaga (z’Makanà). Tutti, però, anche quelli emigrati nelle città della pianura padana, ed i loro discendenti, mantengono un fortissimo legame di appartenenza con la propria comunità, con le proprie radici, con la “terra dei padri”, conservando gelosamente la propria identità, le proprie tradizioni ed i propri costumi, e partecipando attivamente a raduni, solennità religiose, fiere e feste folkloristiche.

“Dschi hein di oaltò brucha phoaltet, òn ériò heimatspròach erhoaltet. Sotte fri òn stòlz wie d’Walser sinn, mò sèelte noch es volchié fént. (I walser hanno mantenuto le loro antiche tradizioni, e conservato la loro parlata. Raramente si trova un popolo così libero e fiero come il popolo Walser). Antico canto walser del XIX secolo.