Associazione Culturale Aristocrazia Europea

venerdì 24 giugno 2011

SMOM: intervista al Principe Gran Maestro



Domenica 19 Giugno 2011

Intervista a Fra’ Matthew Festing, Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine
Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta.

Altezza la prima domanda doverosamente riguarda le relazioni intercorrenti con il nostro Paese. Può descriverci i rapporti tra l’Ordine e lo Stato italiano?

L’Ordine di Malta ha con l’Italia un rapporto privilegiato. E’ sufficiente ricordare i numerosi accordi di cooperazione firmati negli ultimi anni, tra cui l’Accordo di cooperazione sanitaria, che regola le molteplici attività sanitarie svolte dall’Ordine di Malta a beneficio dei cittadini italiani. Sono stati inoltre firmati un Accordo quadro di cooperazione per l’assistenza ai paesi in via di sviluppo, una convenzione tra le Poste Italiane e le Poste Magistrali dell’Ordine di Malta e un accordo col Governo italiano in materia di ricerca scientifica. Di grande rilievo anche la collaborazione in materia di protezione civile che ha permesso ad esempio agli uomini e mezzi dell’Ordine di Malta di intervenire in Abruzzo fin dalle prime ore successive al terremoto. E’ per questo che sono stato particolarmente lieto di accettare l’invito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a prendere parte alle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia il prossimo 2 giugno, festa della Repubblica, insieme ai capi di quegli Stati i cui vincoli con l’Italia sono più forti. Si tratta di un evento che ribadisce i forti ed antichi legami tra l’Ordine di Malta e la nazione Italiana, che fin dal 1834 accoglie a Roma la sede di governo dell’Ordine. E’ proprio dall’Italia che da oltre 170 anni l’Ordine di Malta svolge la sua missione di aiuto in favore di milioni di persone in tutto il mondo.

Tra le numerose missioni umanitarie dell’Ordine di Malta, quale rammenta con più gioia e quale con più sofferenza?

In questi tre anni dalla mia elezione al vertice dell’Ordine ho avuto la possibilità di viaggiare molto. Ho potuto vedere personalmente numerosi nostri progetti e parlare con i nostri medici, operatori umanitari e volontari. Sono stato nel cuore del Congo, nelle prigioni del Kenya, nella valle della Beqa tra Libano e Siria, tra i poveri che vivono alla stazione Tiburtina a Roma, a Lampedusa tra i migranti che arrivano dall’Africa. In queste missioni, il sentimento della gioia per l’aiuto che riusciamo a dare e per il calore umano che riusciamo a trasmettere, si unisce sempre a quello della sofferenza. La grande sofferenza che leggo nei volti di coloro che sono nel bisogno, spesso un bisogno disperato.

A livello personale, poi, ho un ricordo speciale delle missioni umanitarie in Kosovo, Serbia e Croazia a cui ho personalmente partecipato dopo la guerra degli anni ’90.

Altezza, tutti conosciamo la storica simbiosi che esiste tra il Sovrano Ordine di Malta che magistralmente rappresenta e la Chiesa. Può esprimere un Suo pensiero su Papa Benedetto XVI?

Papa Benedetto XVI è una persona meravigliosa, fonte di grande inspirazione. Lo sosteniamo in tutto quello che fa. Ma anche lui incoraggia il nostro impegno medico, sociale ed umanitario. Occorre dire che papa Benedetto XVI è un membro dell’Ordine dei cavalieri di Malta da molto prima di diventare pontefice. Motivo per cui conosce molto bene l’Ordine. Nei nostri colloqui mi invita spesso a proseguire nelle iniziative in favore delle giovani generazioni. Tra la Chiesa e l’Ordine di Malta c’è ovviamente un rapporto molto stretto. Siamo un ordine religioso fin dal 1113, ed in quanto tale prestiamo filiale obbedienza al Santo Padre. Ma siamo molto legati alla Chiesa anche per ciò che riguarda le attività: nei Paesi in cui operiamo, ad esempio, abbiamo stretti rapporti con le nunziature.

Sicuramente la spinta propulsiva dell’Ordine ha una ispirazione di profonda fede cristiana e quindi per l’amore e la dedizione per il prossimo. Secondo Lei, le nefandezze, la sfiducia e il dolore generati dall’uomo, rischiano in qualche modo di minare questa grande Opera di misericordia?

E’ vero, tutto quello che facciamo ha una motivazione profondamente cristiana. Per questo non dobbiamo mai perdere la fiducia, mai perdere la convinzione che è possibile fare del bene e migliorare il mondo in cui viviamo. Spesso basta anche un piccolo gesto per ridare la speranza.

Quali sono le caratteristiche distintive degli interventi dell’Ordine di Malta

L’Ordine di Malta non dipende da nessun altro Stato o governo, e non persegue alcuno scopo economico o politico. Detto questo, sono due gli aspetti che occorre sottolineare. Il valore aggiunto costituito dalla sovranità dell’Ordine di Malta, che permette ad oltre 100 nostri ambasciatori di esercitare nel mondo una caratteristica forma di diplomazia umanitaria, che attraverso rapporti istituiti con i vertici di ciascun paese favorisce l’efficienza e l’efficacia degli interventi di aiuto. L’altro aspetto riguarda la durata dei nostri interventi umanitari. Là dove molti operatori lasciano dopo la fase acuta dell’emergenza, l’Ordine di Malta resta, con programmi di ricostruzione e assistenza allo sviluppo a lungo termine.

Gran Maestro quanto è importante il volontariato nella missione che il sovrano Ordine svolge?

Sono fondamentali. Molto di quello che facciamo è reso possibile grazie all’impegno dei nostri 80.000 volontari in tutto il mondo. Uomini e donne che dedicano le loro energie, il loro tempo - e spesso anche loro personali risorse economiche - per aiutare l’altro. E’ anche vero che il mondo si sta sempre più specializzando. Molti settori nei quali operiamo richiedono l’impiego di professionisti, e noi ne abbiamo oltre 20.000 per la maggior parte medici e paramedici. Penso ai nostri ospedali o centri medici, ma anche agli interventi umanitari post disastri naturali che richiedono personale con competenze specifiche. Ma ripeto, senza volontari potremmo aiutare molte meno persone.

E’ in programma una missione per i terremotati del Giappone e che cosa si aspetta per il futuro?

Stiamo aiutando il Giappone, assistendo un centro per bambini orfani retto da suore francescane a 150 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima. Vogliamo in questo modo dimostrare la nostra concreta vicinanza a quel paese che ha subito un evento terribile. Oggi catastrofi naturali e situazioni post-conflitto si susseguono uno dopo l’altra ad intervalli di tempo sempre più brevi. Mi auguro che l’uomo riesca consapevolmente ad invertire questa tendenza.

di Fabrizio Locurcio

Direttore Responsabile "Atlasorbis"

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